.........Quell’anno,
1965,Laura Betti con al pianoforte Ubaldo Crivelli, uscì con un 33 giri,
pubblicato dai “Dischi del Sole”, DS 40, serie “Cabaret all’italiana”,
(“Laura Betti, Ordine e Disordine” a cura di Michele L. Straniero), a
cura di Filippo Crivelli - nel quale vi era una canzone “Ai Brigoli di
Casalecchio”, con testo di Massimo Dursi e musica di Valentino Bucchi........
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Senti la canzone
originale
"QUELLA NOTTE DEL 1929 IN AUTO SU PER
I BREGOLI" - IL RESTO DEL CARLINO 7 MARZO 2002.
L'articolo di Nicodemo Mele racconta l'avventura di Giuseppe Giuliani
e Gino Bergonzoni che per scommessa condussero l' auto lungo il
tortuoso percorso dei Bregoli........leggi
l'articolo
Modi e detti:
Nel dialetto bolognese dire ad una persona "va
mo so e zò par i bregual" è come dire stammi alla larga, vai a
disturbare altrove.
Inoltre dire "Andèr za pr i Brèggual"
significava, anche, andare ad amoreggiare.
La parola
bregoli dal dialetto 'breguàl' fa riferimento ai rami secchi e spezzati
che i casalecchiesi raccoglievano per una consuetudine lungo il sentiero. Lo
scopo era duplice da un lato il privato si approvvigionava di legna per
l'inverno, dall'altro si teneva pulito dal punto di vista forestale il
sentiero. L’aspetto più divertente dal lato linguistico, è che se i
casalecchiesi chiamano il sentiero Bregoli, i bolognesi invece li chiamavano
Brigoli. La differenza la racconta Alberto Menarini nella sua “Modi e detti
Bolognesi”: <tuttavia, tali stiappe o sterpi si chiamano in dialetto
bràgguel (dal sing. Braggla), al femminile e non al maschile, e a Bologna
la denominazione italiana di tale sentiero è i Brigoli (piuttosto che
Bregoli) che corrisponde a quella dialettale de i Brègguel. Ci sembra nel
giusto l’Ungarelli che nel suo vocabolario mantiene Bragla (stiappe, schegge
di legno da bruciare) separato da brèguel ( luogo scosceso e selvaggio) e
raffronta questo al vecchio briqula del Pentamerone e al bricca (dirupo) del
Berni ( e noi aggiungiamo del Pulci): tali antiche voci in bric-, di origine
mediterranea, sono infatti diffuse nei nostri dialetti settentrionali,
provenzali e francesi col senso di <luogo scosceso, dirupo>, e richiamano
gli altrettanto antichi bèccola, briccola <ciottolo, ghiaia>. Sembra quindi
che le schegge di legno non centrino.